APPROFONDIMENTI

Il bello di venir licenziati

Il bello di venir licenziati

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 19/11/2021 da Andrea Piccioli

Un altra piccola ondata di licenziamenti in WWE ha scosso il wrestling web nelle ultime ore. Tra fans che si strappano i capelli e criticano l'operato di Vince McMahon, sorge spontanea una domanda: ha ancora senso indignarsi per questo?

 

Il mio ragionamento di oggi sarà molto aziendale: metterò da parte l'affetto che provo verso alcuni dei nomi licenziati nell'ultimo periodo e proverò a fare "l'avvocato del diavolo", impersonificato dalla WWE. Proviamo, quindi a mettere da parte le emozioni e a ragionare più cinicamente.

 

Credo che lo spettro del licenziamento visto come una cosa negativa sia un retaggio della nostra cultura aziendale: ci immaginiamo l'impiegato con un contratto a tempo indeterminato, ferie e giorni di malattia retribuiti, un salario fisso, contributi versati regolarmente per la pensione ed una provvidenza sociale pronta a prendersi cura di noi. L'azienda che licenzia, quindi, priva il dipendente di tutti questi aspetti e, a nostro modo di vedere, è un danno sociale nonché un segnale di malessere della azienda stessa, costretta a tagliare personale perché incapace di pagarlo.

Proviamo invece una simpatia istintiva per chi assume, sia perché è sintomo di una struttura economicamente forte sia perché offre al dipendente (o almeno dovrebbe) tutta la serie di benefici sopra elencati.

 

Se ci immergiamo nella cultura americana, invece, la situazione è ben diversa: ogni cittadino provvede alla propria pensione e alla propria assicurazione sanitaria e molto spesso il guadagno è proporzionale alla performance: più lavori, più incassi. È una società che ti porta sempre a dare il massimo per ottenere il massimo, a superare i propri limiti ed autorealizzarsi, mettendo in luce i risultati dei più abili. Non esiste provvidenza sociale o sistema contributivo, è l'apoteosi del liberismo puro.

 

I contratti con gli atleti, quindi, non sono mai indeterminati, ma vengono rinnovati anno per anno, in base a quali sono sia i risultati ottenuti sia quelli previsti, dando un occhio alla richiesta di mercato (in questo caso il pubblico). Uscire da una azienda non vuol dire necessariamente concludere il rapporto in maniera definitiva ed irreversibile, quanto piuttosto riconoscere che, in quel preciso momento, non c'è richiesta di quello specifico prodotto (nel nostro caso, wrestler) ma che un domani potrebbe rientrare, se il mercato lo vorrà.

Molto spesso gli atleti sono pagati a gettone, ovvero prendono un compenso per la sera stessa in cui li vediamo e nulla più. Devono provvedere a proprie spese a gli spostamenti da uno show all'altro, preoccuparsi della loro salute fisica in modo autonomo e guadagnare abbastanza da garantirsi un futuro quando il loro periodo di attività finirà.

 

Uscire dalla WWE non significa quindi perdere il lavoro della vita, quanto chiudere una fase ed aprirla un altra. C'è chi rimane nel business, combattendo in federazioni minori (sempre a gettone e con gli spostamenti in proprio, non scordiamolo) o dedicandosi ad altri lavori: Scotty 2 Hotty, ad esempio, è pompiere a New York, Muhammad Hassan è insegnante di educazione fisica, Ted Di Biase Jr. è un assicuratore. 

Anzi, quello che rimane dall'esperienza in una major è l'esposizione mediatica che permette di partecipare a convention e chiedere un gettone più alto. Il tutto solo per essere stato parte di una federazione importante.

 

Essere un wrestler per molti è solo una fase di vita, chi vorrà rimanere nel settore lo farà. Ma ditemi voi: Meglio avere un bel ricordo di un atleta nel suo periodo di massimo splendore o vederlo interpretare lo stesso personaggio per anni, diventando la caricatura di se stesso?

 

Forse è troppo tempo che non riguardate "The Wrestler"...



Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 30/12/2021

TOP TEN 2021 - Prima Parte

È stato un anno da ricordare?

Quali sono i 10 momenti più importanti accaduti nel wrestling business quest'anno? Questa la risposta, secondo tre dei nostri redattori: Andrea Capruzzi, Roberto "Bob" Rotonda ed Andrea "Pipo" Piccioli:

 

PRIMA PARTE:  DAL #10  AL #6

 

#10 - NXT UK
Il brand britannico di NXT è spesso visto lì in sordina, al pari di un WWE Main Event qualunque o quasi. Eppure il 2021 dei tre sopra citati è la dimostrazione di come NXT UK sia molto di più. Alcuni dei migliori match dell’annata li ho visti a NXT UK. WALTER ha scritto la storia con un regno di due anni, Dragunov e Satomura sono i Campioni attuali. Il russo ha strappato il titolo proprio al Ring General in un match straordinario. La giapponese, chiamata come veterana per far crescere anche le giovani leve, è diventata UK Women’s Champion mettendo così nel suo palmares qualcosa che la legasse a vita al retaggio della storia della WWE, che per me non è poco. Magari non lo seguono in molti, magari non ha l’esposizione di altri show, ma NXT UK è sempre una garanzia, e il 2021 ce l’ha stra-confermato.

 

#9 - Will Ospreay vince l' IWGP World Heavyweight Championship

La lista di detentori di origine straniera del titolo massimo in New Japan Pro Wrestling è molto ristretta, rendendo tale traguardo un vero e proprio onore. Se a farlo poi è Will Ospreay, già pluricampione nel circuito nipponico, vincendo il titolo contro Kota Ibushi (idolo assoluto nel paese) e diventando il primo atleta britannico a riuscire in tale impresa, non può che rappresentare l’onorificenza massima per questo giovane atleta dalle brillanti potenzialità. Sfortunatamente un serio infortuno al collo lo ha costretto a rendere vacante il titolo ma, dopo uno stop di tre mesi, Ospreay ha già dichiarato di rivolere il suo cintura che, di fatto, non ha mai perso.

 

#8 - Christian Cage: tre federazioni in un anno.

Se il 2021 è l’anno dei ritorni in pompa magna, quello di Christian alla Royal Rumble è stato emozionante, anche per l’abbraccio da pelle d’oca con Edge. Ritorno che ha visto il primo e l’ultimo match in WWE dopo anni. Il passaggio dunque in AEW per segnare un nuovo capitolo della sua già leggendaria storia e, dulcis in fundo, il crossover con IMPACT che lo ha visto laurearsi nuovo IMPACT World Champion sconfiggendo Kenny Omega imbattuto fino ad allora. Non servono ulteriori spiegazioni.

 

 

#7 - Cross Promotions Wrestling

Il crossover tra le federazioni è stato un punto fermo e forte di questo 2021. Ci ha regalato la possibilità di vedere lottatori di diverse federazioni intrecciare i loro percorsi. Soprattutto grazie a AEW, IMPACT Wrestling e NJPW. Che si sono scambiate alcune delle proprie stelle, con anche qualche incursione titolata gradita. Pensiamo ad esempio al feud Kenny Omega – Christian, due lottatori della AEW che si sono affrontati per l’IMPACT World Championship. Non è stata certo una novità assoluta, ma comunque è risultata piacevole come cosa.

 

#6 - Bray Wyatt viene licenziato dalla WWE

Usandolo come esempio illustre della politica intrapresa dalla WWE in questi due anni, il rilascio di Bray Wyatt ha sancito una linea di demarcazione importante, dove veniva fatto intendere che chiunque sarebbe potuto essere licenziato, compreso uno dei nomi più roventi degli ultimi tre anni che ha riscosso un successo mediatico incredibile grazie alla sua nuova gimmick. Una decisione discutibile dal punto di vista gestionale e che molti fan della disciplina non hanno tardato a manifestare con sdegno chiedendosi se le leggi aziendali possano influire così pesantemente sul prodotto offerto e quanto il loro giudizio conti.


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 19/11/2021

Il bello di venir licenziati

Un altra piccola ondata di licenziamenti in WWE ha scosso il wrestling web nelle ultime ore. Tra fans che si strappano i capelli e criticano l'operato di Vince McMahon, sorge spontanea una domanda: ha ancora senso indignarsi per questo?

 

Il mio ragionamento di oggi sarà molto aziendale: metterò da parte l'affetto che provo verso alcuni dei nomi licenziati nell'ultimo periodo e proverò a fare "l'avvocato del diavolo", impersonificato dalla WWE. Proviamo, quindi a mettere da parte le emozioni e a ragionare più cinicamente.

 

Credo che lo spettro del licenziamento visto come una cosa negativa sia un retaggio della nostra cultura aziendale: ci immaginiamo l'impiegato con un contratto a tempo indeterminato, ferie e giorni di malattia retribuiti, un salario fisso, contributi versati regolarmente per la pensione ed una provvidenza sociale pronta a prendersi cura di noi. L'azienda che licenzia, quindi, priva il dipendente di tutti questi aspetti e, a nostro modo di vedere, è un danno sociale nonché un segnale di malessere della azienda stessa, costretta a tagliare personale perché incapace di pagarlo.

Proviamo invece una simpatia istintiva per chi assume, sia perché è sintomo di una struttura economicamente forte sia perché offre al dipendente (o almeno dovrebbe) tutta la serie di benefici sopra elencati.

 

Se ci immergiamo nella cultura americana, invece, la situazione è ben diversa: ogni cittadino provvede alla propria pensione e alla propria assicurazione sanitaria e molto spesso il guadagno è proporzionale alla performance: più lavori, più incassi. È una società che ti porta sempre a dare il massimo per ottenere il massimo, a superare i propri limiti ed autorealizzarsi, mettendo in luce i risultati dei più abili. Non esiste provvidenza sociale o sistema contributivo, è l'apoteosi del liberismo puro.

 

I contratti con gli atleti, quindi, non sono mai indeterminati, ma vengono rinnovati anno per anno, in base a quali sono sia i risultati ottenuti sia quelli previsti, dando un occhio alla richiesta di mercato (in questo caso il pubblico). Uscire da una azienda non vuol dire necessariamente concludere il rapporto in maniera definitiva ed irreversibile, quanto piuttosto riconoscere che, in quel preciso momento, non c'è richiesta di quello specifico prodotto (nel nostro caso, wrestler) ma che un domani potrebbe rientrare, se il mercato lo vorrà.

Molto spesso gli atleti sono pagati a gettone, ovvero prendono un compenso per la sera stessa in cui li vediamo e nulla più. Devono provvedere a proprie spese a gli spostamenti da uno show all'altro, preoccuparsi della loro salute fisica in modo autonomo e guadagnare abbastanza da garantirsi un futuro quando il loro periodo di attività finirà.

 

Uscire dalla WWE non significa quindi perdere il lavoro della vita, quanto chiudere una fase ed aprirla un altra. C'è chi rimane nel business, combattendo in federazioni minori (sempre a gettone e con gli spostamenti in proprio, non scordiamolo) o dedicandosi ad altri lavori: Scotty 2 Hotty, ad esempio, è pompiere a New York, Muhammad Hassan è insegnante di educazione fisica, Ted Di Biase Jr. è un assicuratore. 

Anzi, quello che rimane dall'esperienza in una major è l'esposizione mediatica che permette di partecipare a convention e chiedere un gettone più alto. Il tutto solo per essere stato parte di una federazione importante.

 

Essere un wrestler per molti è solo una fase di vita, chi vorrà rimanere nel settore lo farà. Ma ditemi voi: Meglio avere un bel ricordo di un atleta nel suo periodo di massimo splendore o vederlo interpretare lo stesso personaggio per anni, diventando la caricatura di se stesso?

 

Forse è troppo tempo che non riguardate "The Wrestler"...


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 17/11/2021

ROH: La porta dimenticata

La AEW, dalla sua nascita, ha gestito la concorrenza con le altre compagnie di wrestling (ad esclusione della WWE) applicando il concetto di cooperazione divenuto noto con il nome di Forbidden Door, ovvero la porta nascosta e per anni dimenticata che collega tutte le federazioni di wrestling.

 

Quella di Stanford è una porta chiusa e sigillata. Qualche volta qualcuno scappa dalla finestra, ma mai grandi e reali collaborazioni con realtà definibili "major" e mai con i nomi di punta. La WWE inoltre è gelosissima delle sue cinture e non si sognerebbe neanche lontanamente di affidarne una ad un atleta non sotto contratto esclusivo.

 

La AEW, dal canto suo, è l'esatto opposto: nei suoi show si vedono atleti di altre realtà, vengono difesi titoli non facenti parte della federazione ed i suoi atleti possono serenamente vagare in altre promotions, dalle più grandi alle microscopiche Indies. Questa collaborazione ha fatto bene non sono a Tony Khan e soci, che hanno effettivamente creato un prodotto in contrapposizione con la WWE, ma a tante altre realtà: IWGP, NWA, AAA, Impact, giusto per citare le più importanti.

 

Nel frattempo, la Ring of Honor annuncia uno stop di tutte le attività ed il licenziamento di tutto il suo organico a partire da gennaio, in vista di una riorganizzazione del prodotto che partirà, se tutto va bene, ad aprile 2022. Inoltre Jay Lethal, l'uomo di punta della ROH, passa in AEW.

Possiamo dire, quindi, che allo stato attuale delle cose la Ring of Honor è morta.

 

Perché la sua Forbidden Door non si è aperta? La vera e reale motivazione non la possiamo sapere, ma è lecito fare supposizioni. La mia idea, ad esempio, è che la colpa risieda nei diritti televisivi.

 

Al netto dei contratti televisivi nazionali, la WWE ha il suo Network. La AEW, così come tutte le compagnie collegate nella Forbidden Door, si appoggia a FITE Network, che ne trasmette gli show. La ROH, anche se indirettamente, ha il proprio, in quanto il proprietario della federazione è la Sinclair Broadcast Group, la seconda maggior società americana di telecomunicazioni.

Essendo titolare della federazione, la SBG ha tutto l'interesse a mantenere il proprio prodotto all'interno del proprio network, senza svenderlo a società terze. Ecco perché, a mio parere, non si è mai raggiunto un accordo tra la compagnia di Tony Khan e la ROH.

 

Che la situazione possa cambiare, complice la pandemia che ha dato una feroce stangata al tutto il business dell' intrattenimento sportivo, è sotto gli occhi di tutti: dal momento dell'annuncio dell'interruzione dei lavori, subito si è aperta una porticina fra la AEW e la ROH, sintomo di come la politica aziendale della SBG potrebbe essere cambiata. Allo stesso tempo, questo potrebbe essere un segnale di tempi veramente bui per la ROH ed i suoi talenti, che hanno prontamente iniziato a guardarsi intorno per non rimanere disoccupati.

 

C'è anche la speculazione per cui Tony Khan abbia deciso di mettere lo zampino sulla Ring of Honor, promettendo investimenti ed allargando ancora di più la sua influenza nel wrestling business. Diventasse infatti titolare della ROH, avrebbe ufficialmente il controllo, almeno parziale, su tutte le possibili concorrenti della WWE.

 

Quale sia la reale motivazione non ci è dato saperlo e la mia è pura e semplice speculazione. È però fin troppo visibile il filo che collega tutte le promotions alla AEW, che passa attraverso le porte non troppo dimenticate dei diritti televisivi, motore commerciale del wrestling per come lo conosciamo oggi.