APPROFONDIMENTI

Jeff Hardy: è il momento di farla finita!

Jeff Hardy: è il momento di farla finita!

È il caso di ritirarsi?

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 19/06/2022 da Andrea Piccioli

Bisogna avere il coraggio di dirlo, lasciando da parte sentimentalismi personali: Jeff Hardy deve ritirarsi definitivamente dal Pro Wrestling.

 

Sono un fan del Charismatic Enigma da sempre, ho adorato ed adoro la sua spericolatezza, la sua dedizione, il suo amore per la disciplina che lo ha portato più di una volta a rischiare la propria incolumità per regalare ai fans un momento indimenticabile. Provo la stessa ammirazione per altri atleti, come Mick Foley o Tommy Dreamer, probabilmente il mio preferito in assoluto. La differenza fra questi ultimi e Jeff Hardy è che quest'ultimo più volte è caduto in una spirale autodistruttiva che gli ha fatto perdere decine di treni e di possibilità.

 

Una su tutti: chi si ricorda il Main Event di Bound For Glory contro Sting? L'evento più importante dell'anno per una federazione all'epoca in totale ascesa, contro un avversario leggendario, capace di definire davvero la carriera, come è stato per The Rock contro Hulk Hogan. Il risultato fu uno dei più imbarazzanti momenti nella storia del Pro Wrestling.

 

Jeff ha sempre ammesso i suoi errori e ha sempre chiesto scusa. E gli è sempre stata data un altra possibilità. Perché in fondo è solo un bravo ragazzo, incastrato in una dipendenza da sostanze mai totalmente debellata, che ha bisogno di un aiuto concreto per uscirne. 

 

E quell'aiuto NON È dargli un altra possibilità nel Pro Wrestling.

 

Ha 44 anni, una moglie e due figli. Un fratello che, nonostante sia rimasto spesso coinvolto nei suoi casini, continua a volergli bene e a difenderlo. Ha uno spiccato lato artistico, che fa di lui un anima sensibile, da proteggere come un fiore raro.

 

Buttarlo nuovamente nel caotico trambusto del Pro Wrestling vuol dire condannarlo ad una nuova inevitabile caduta, l'ennesima umiliazione che non merita più. Schiavo ormai del suo ruolo di "Daredevil" non ci vorrà molto prima che rinizi nuovamente a fare manovre sempre più rischiose, sempre più estreme, per cadere nuovamente nel bisogno di Pain Killers, di alcool e di sostanze stupefacenti. 

 

Io non voglio più vedere Jeff Hardy arrestato in stato di ebbrezza, non voglio più leggere delle sue sospensioni per abuso di sostanze, non voglio sentire di sostituzioni all'ultimo istante perché è incapace di combattere. 

 

In poche parole: non voglio più vedere Jeff Hardy. Preferisco sapere che è sano e ripulito nella sua casa con la sua famiglia, a fare sculture ed incidere musica. Preferisco riguardarmi i suoi match più epici e dimenticare i suoi imbarazzanti fallimenti ed arresti. Spero davvero di non vedere mai più Jeff Hardy su un ring, almeno non nelle condizioni in cui lo abbiamo visto negli ultimi anni. Se non posso essere sicuro di rivederlo in salute, meglio non vederlo più.



Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 12/07/2022

Quello che i ratings (a volte) non dicono

IT’S SHOWTIME! with BOB #3

Il tema dei ratings è sempre una questione vista alla lontana fuori dagli USA. Al pubblico estero interessano poco, se non addirittura niente. L’Italia non è da meno. Eppure i ratings hanno avuto un impatto netto e notevole sulla storia del wrestling, anche se a volte in modo un po’ bugiardo.

 

Quando si parla di indici di ascolto legati al wrestling, la prima cosa che viene alla mente è senza dubbio la Monday Night War che negli anni ’90 ha visto un’aspra battaglia senza esclusione di colpi tra quelli che, all’epoca, erano i due colossi del pro-wrestling televisivo, WCW e WWF (l’attuale WWE, ndr). La prima è andata a vele spiegate per tanto tempo, surclassando i rivali con un prodotto migliore per buona parte della Guerra del lunedì sera. Per 4 anni di fila infatti, la compagnia di Ted Turner è stata quella con più pubblico davanti alla TV, WCW Monday Nitro era più visto di WWF Monday Night RAW.

 

Successo nei ratings in questo caso inoppugnabile, non c’era paragone tra le rispettive offerte proposte. Quando la forbice ha cominciato ad assottigliarsi però, la bramosia di continuare a essere avanti ha portato Eric Bischoff e soci a commettere uno dei più incredibili autogoal nella storia della televisione americana, oltre che del wrestling. Tony Schiavone annuncia in diretta (RAW all’epoca veniva registrato prima e poi mandato in onda) che Mick Foley, nei panni di Mankind, ha vinto il WWF World Championship (contro The Rock, ndr) aggiungendo che sarebbe inutile cambiare canale per un qualcosa che già si sa, mentre Nitro è uno show live, esplosivo e imprevedibile tutto da seguire. Ebbene circa 600.000 telespettatori cambiarono immediatamente canale passando da Monday Nitro a Monday Night RAW per vedere la clamorosa sconfitta subita da The Rock per mano di Mankind, che diventava così WWF World Champion per la prima volta da quando era arrivato alla corte della World Wrestling Federation. La WWF registra ascolti migliori e da quella sera in poi, 04/01/1999, regna incontrastata fino al fallimento e la relativa acquisizione dei rivali avvenuta poi nel 2001.

 

La Monday Night War è stata decisa dagli ascolti, che hanno delineato il futuro del wrestling, portando la WWE ad essere dov’è ora, al primo posto come compagnia più importante e seguita al mondo. I ratings qui ci dicono che chi ha offerto un prodotto migliore è stato apprezzato dal pubblico sempre e comunque, prima la WCW e poi la WWF. Per un po’ di anni non v’è stata alcuna battaglia degli ascolti, nessun confronto diretto.

 

Poi nel 2010 la TNA ha deciso di fare il grande passo, concorrere con la WWE. Cominciando dal mettere sotto contratto Hulk Hogan e Eric Bischoff. Ovviamente non c’è stata storia, la WWE ha stravinto senza se e senza ma. Basta pensare che alla prima puntata concomitante, 04/01/2010, da una parte è annunciato il ritorno sulle scene proprio di Hogan, dall’altra la WWE risponde con il ritorno di Bret Hart e il faccia a faccia tra The Hitman e l’acerrimo rivale Shawn Michaels a distanza di 13 anni dallo Screwjob di Montreal. Hogan in TNA fu sicuramente una notizia, ma non clamorosa come uno dei momenti più attesi nella storia del wrestling.

 

In questo caso i ratings vanno considerati a partire dapprima della scellerata decisione della TNA che ne ha snaturato il prodotto e la sua essenza di vera alternativa alla WWE, portando solo ingenti esborsi da cui sono derivati i tanti problemi che ne hanno segnato poi il futuro. Che ha visto la compagnia rischiare il fallimento a più riprese. Perché prima, senza la testardaggine di voler competere con la WWE e senza dunque volerne fare un prodotto che andasse a rassomigliare in qualche modo alla stessa fed di McMahon, la TNA era straordinaria. La IMPACTZone e il ring a sei lati erano poesia, e poi anche il booking, la diversificazione degli incontri, il wrestling femminile, il crossover. La TNA era unica e piaceva per questo, purtroppo la competizione e la voglia di scontrarsi a suon di ascolti con IL gigante l’hanno cambiata per sempre, e solo negli ultimi 4-5 anni siamo ritornati a buoni livelli.

 

Dunque quello che i ratings non dicono in questa specifica circostanza è che non sempre devi avere maggiore audience per avere riscontro positivo. Parliamo infatti di una promotion che negli anni d’oro aveva comunque contratti televisivi internazionali e ottimo seguito, in Italia ad esempio si poteva vedere regolarmente su GXT e EuroSport, con quest’ultima che trasmetteva più che altro vecchi ppv se non ricordo male. Se era meglio della WWE quello è questione di gusti, ma quando gli ascolti non contavano la TNA era meglio della TNA che ha voluto che contassero. Questo è sicuro.

 

L’ultimo assaggio di sfida degli indici di ascolto l’abbiamo avuto recentemente, si affrontano AEW DYNAMITE e WWE NXT. Per quel che mi riguarda questo è lo scontro più assurdo. Nel senso che parliamo dello show di punta della All Elite Wrestling contro quello che la World Wrestling Entertainment considera il terzo show della compagnia, quindi più marginale rispetto a un evento che è invece quello principale. Peso quindi abbastanza diverso. La AEW ha stravinto, tranne in qualche sporadico episodio.

 

Però i ratings davvero hanno significato il nulla assoluto. Nell’era Black & Gold, NXT non ha mai mandato in onda un episodio da considerarsi peggiore dei rivali. Il prodotto ha mantenuto la sua essenza ed è stato sempre di ottima fattura. Dall’altra parte DYNAMITE uguale, si è sempre distinto per offrire puntate da guardare. A fare la differenza è stato proprio il peso specifico dei due show nell’economia delle rispettive federazioni. Lo abbiamo visto anche nella sfida tutta a favore della WWE (sempre contro la AEW) tra RAMPAGE e SmackDown, a differenza di peso specifico non c’è paragone, e forse è anche giusto che sia così.

 

Gli ascolti sono un parametro, un numero che segna lo stato di salute del wrestling in TV, ma non devono essere sempre usati come metro di giudizio per qualità o per giocare a chi è meglio di chi. Ciò che piace a me non piace a un altro e via dicendo, è questione di gusti, anche quando i gusti ci sembrano insensati.

 

I ratings contano? Assolutamente sì, sono importantissimi per ricevere guadagni e garantirsi contratti TV che mantengono in vita le compagnie e dunque assicurano importanti palcoscenici al wrestling su larga scala. Però non dicono tutto, almeno non sempre.

 

Anche per oggi è tutto. Alla prossima.


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 09/07/2022

La fine del regno di Roman Reigns

Il campione sta per perdere la cintura?

Il ritorno di Brock Lesnar per SummerSlam è un chiaro segnale: Roman Reigns non uscirà campione dallo show. Se però credere che a vincere il titolo sia La Bestia, vi state sbagliando di grosso.

 

Se avessero voluto dare la cintura a Lesnar lo avrebbero già fatto: è uno dei pochi, forse l'unico, che potrebbe interrompere un regno come quello del Tribale Chief in maniera credibile. Reigns ha sconfitto tutti, sta dominando in maniera incontrastata e chiunque riuscirà a strappargli via il titolo raggiungerà una importanza stratosferica.

Lesnar non ha bisogno di questo push, essendo dominante tanto quanto l'attuale Campione, ma è l'unico che può batterlo.

 

Quindi?

 

Quindi preparatevi all'incasso del Money in The Bank e ad un nuovo campione WWE e all'inizio della fine della Bloodline. SummerSlam è pronta a lasciare il segno e la WWE ha un bisogno mostruoso di fare parlare di sé in maniera positiva. Lo shock di questo cambio titolato è quello che serve ed il palcoscenico è perfetto. Prove me wrong!

 

Theory è esattamente la persona adatta per fare questa transizione, darebbe nuova linfa al giro titolato, bloccato da quasi due anni attorno al personaggio del Tribal Chief. È giovane, ha talento ed è un prodotto quasi interamente WWE (nei circuiti indipendenti non ha fatto molto). Non avrebbe senso togliere il titolo a Reigns per darlo ad un grande nome di cartello come Drew McIntyre o Edge, molto meglio affidarlo ad talentuoso giovane con un ampio margine di miglioramento. E quale migliore espediente se non quello di usare il Money in the Bank, in maniera da non regalargli una vittoria immeritata contro Reigns, preservare la credibilità del Tribal Chief e lanciarlo nella stratosfera dei Main Eventer con uno dei momenti più shokkanti dell'ultimo periodo.

 

C'è sempre uno scenario peggiore: Reigns vince, ma con estrema fatica. Theory tenta l'incasso ma viene battuto. A questo punto NESSUNO è più in grado di poter affrontare il Campione, tanto vale aspettare il ritorno di The Rock ed un bel regno da part-timer del People's Champion.

Siate onesti, voi cosa preferite?


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 28/06/2022

John Cena, 20 anni di una Leggenda

IT’S SHOWTIME! with BOB #2

Non so se l’universo lavora attraverso vie particolari. Ma questo secondo appuntamento di It’s Showtime! with BOB non era destinato in origine a parlare di John Cena. Eppure eccoci qua. Il cosmo ha voluto che la mia strada e quella del buon vecchio John si incrociassero ancora. Mi spiego. In occasione dei suoi primi 10 anni di WWE, mi occupai di redigere per il defunto wrestlingitalia.it, lo speciale annesso a Cena. E potevo mai oggi, con questo particolare calendario in questo giorno altrettanto particolare, esimermi da non ricelebrare uno dei più grandi di sempre? Chi ha detto “Si!”, ingrati!
Non ci saranno spoiler, non arriveremo a parlare di RAW, quindi tranquilli.

 

Il 27 giugno 2002 debutta a SmackDown, una parabola di escalation che lo porterà a stabilizzarsi come main eventer di punta fino ad essere tale nelle varie WrestleMania. Direi che è superfluo elencare i successi e i titoli vinti, stiamo parlando di John Cena, chiunque in questi vent’anni ha seguito la WWE anche per pochissimo sa benissimo chi è e cosa ha fatto. È stato il nome più importante, il catalizzatore della compagnia, lo standard massimo di riferimento. Eppure, nonostante questo, il nostro ha dovuto far fronte a tante critiche.

 

Celebriamo i 20 anni di John Cena in WWE partendo dal presupposto di cui sopra. Vent’anni che sono una parte importante nella storia della federazione di McMahon, dove il ragazzo di Boston ha scritto una fetta notevole di storia, facendo faville e scintille. Ha diviso il WWE Universe in maniera unica, spaccato in due il pubblico. Il quale, quello che non lo ha mai tifato, gli ha imputato sempre di essere monotono.

 

Monotono come personaggio: esattamente dall’anno 2003, John Cena è il bravo ragazzo che mai tradirebbe i fan. Che sembra un super-eroe quasi invincibile, che le prende per lunga parte del match ma poi incredibilmente riesce a portare a casa la vittoria. Nel suo percorso sin dagli esordi ad oggi, è stato heel per poco, agli inizi. Inverosimilmente Cena non ha mai odiato nessuno. Affrontato e sconfitto si, sempre nel segno del rispetto e della lealtà, ma odiato mai. Questa sua monotonia a lungo andare ha stancato molti appassionati di WWE che pian piano hanno iniziato ad intonargli i famosi cori “Cena Sucks”.

 

Monotono nel ring: partendo dal presupposto che io penso – a differenza di molti altri – che John Cena sia un più che buon lottatore, è comunque vero che i suoi incontri si son basati spesso su poche ma efficaci manovre, che lo hanno portato al dominio del titolo per gran parte della sua carriera. Con gli infinti kick-out che poi lo portano a chiudere con la STF o con l’Attitude Adjustment. Magari con tutte e due le mosse finali quando la situazione è più critica del solito. Anche nel ring quindi questa sua stra-potenza basata sulle poche ma affidabili manovre lo ha reso agli occhi di una grossa fetta di appassionati poco credibile.

 

È stato monotono davvero? Questione di gusti. John Cena in questi 20 anni è stato tanto. È stato i freestyle rap contro i suoi avversari prima dei match, l’iconica Spinner Belt con il logo girevole, le improbabili magliette che ha indossato, quelle “stupide e ridicole” visiere, le catene al collo. Il suo cd, i suoi film (quantomeno i primi, quelli fatti dalla WWE) ne vogliamo parlare? Per quanto riguarda i match, quelli dove ha vinto mentre in molti gridavano allo scandalo sono troppi se si vogliono elencare, ne ho scelto uno. Il ridicolo match con John Laurinaitis ad Over The Limit 2012 dove paradossalmente Cena fu sconfitto grazie all’intervento di Big Show. Veramente uno dei momenti più bassi nella storia del wrestling. Recuperatelo.

 

“Diamine Bob! ma è così che lo celebri?”. No va beh, calma. Andiamo alle cose buone, che sono sicuramente notevoli. Che mic-skills, tra i più grandi di sempre, carisma notevole, come non se ne vedeva a questi livelli dai tempi di Hogan. Ma lo vogliamo anche dire che è un signor pro-wrestler? L’ho detto. Quante perle ci ha regalato, a cominciare da alcune faide, con conseguenti match top, con i vari idoli delle indy. Sami Zayn, Kevin Owens, Seth Rollins, AJ Styles, Daniel Bryan, CM Punk. Che siano stati dentro o fuori la WWE hanno sempre avuto parole ottime nei suoi confronti. E Cena una volta arrivati allo scontro, non si è mai sottratto alla sconfitta elevando e consacrando i suoi rivali. Con il Phenomenal One in particolare, ci ha regalato uno dei più belli Dream Feud della storia del wrestling secondo me. Più bello, opinione ovviamente personale, anche dell’iconico e memorabile back to back con The Rock. Ma andiamo con i ragazzi “All WWE”. Edge, Kurt Angle, JBL, Booker T, Triple H, Shawn Michaels, Batista, Randy Orton, Brock Lensar, The Miz e tantissimi altri. Faide epiche che ci hanno tanto divertito, sicuro.

 

Ma cosa lo ha reso davvero IL volto della WWE è stato l’impegno sociale. Difatti possiamo dire tutto e il contrario di tutto del wrestler, in fondo è questione di gusti. Ma sull’impegno nell’essere il volto della compagnia, con o senza cintura, John Cena non ha eguali. È risaputo che nei vari meet & greet se non riesce ad incontrare tutti i suoi fans, resta qualche ora in più per accontentare i tifosi presenti. Oppure i vari Make A Wish di cui detiene il più alto numero di presenze. La beneficenza? Cercate sul web, resterete sorpresi. Anche ora che è uscito dall’essere impegnato full time con il wrestling, non disdegna di fare felici i suoi fan in giro per il mondo. E poi, a dimostrazione dell’umiltà e dei piedi per terra, è pieno di interviste in giro dei vari lottatori e lottatrici che hanno tratto beneficio da una conversazione, breve o meno, con Cena. Un leader dello spogliatoio vero, presente e disponibile per tutti. Come si fa a non volergli bene. Ha reso il mondo della WWE e del wrestling migliore, sicuro. John Cena ha avuto un impatto positivo e unico nel mondo del pro-wrestling a ogni livello.

 

Ma tralasciando il wrestling, il palmares da Hall Of Fame, che cosa ha fatto davvero John Cena? Non è stato mai uno dei miei preferiti, eppure non si può non volergli bene. Nonostante gli impegni, trova sempre il tempo per aiutare il prossimo. Ci ha convinto che non bisogna mai arrendersi, che si deve gettare il cuore oltre gli ostacoli e mettercelo in tutto ciò che si fa con dedizione e passione. Cena ci ha insegnato a non odiare chi si mette sempre lì a criticarci e buttarci giù, ma al contrario a trarne forza. E nessuno più di lui è stato portatore sano del valore della forza, quella che non ha niente a che fare con bicipiti e addominali. Ma che ci rende migliori perché viene dall’anima e dal cuore.

 

Grazie John.

 

Anche per oggi è tutto. Alla prossima.