APPROFONDIMENTI

WWE – Wind Of Change

WWE – Wind Of Change

IT’S SHOWTIME! with BOB #4

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 09/08/2022 da Roberto Rotonda

L’abbandono delle scene di Vince McMahon dà il là a una svolta che tanti fan si auguravano da tempo. L’agognato “wind of change” atteso e insperato, è diventato all’improvviso realtà. Triple H al timone creativo, con pieno potere, ha già dato un’impronta notevole alla nuova forma della WWE.

 

Forma che pare più rivolta ai fan di wrestling puri che a quelli dell’intrattenimento sportivo classico a cui la World Wrestling Entertainment ci ha abituati in questi anni. L’abbiamo visto subito a SummerSlam, dove con il ritorno di Bayley, ad affiancarla sono state IYO SKY e Dakota Kai. La nipponica pareva ormai destinata a uscire dalla compagnia dopo lo stint di NXT, la neozelandese era invece stata rilasciata poche settimane fa. E come non citare il ritorno di Karrion Kross? Kross quello vero, accompagnato da Scarlett. Senza lo stupido elmetto, senza una assurda gimmick che non lo ha minimamente valorizzato quando ha compiuto il passaggio da NXT a RAW.

 

Oltre al cambio estetico, è proprio la gestione a essere totalmente differente. Kross attacca Drew McIntyre andando subito a suggerire intenti di perseguimento al WWE Undisputed Universal Championship incrociando lo sguardo con un sorpreso Roman Reigns. Ruolo di rilievo al nuovo esordio degno di nota, così come doveva essere al primo di esordio.

 

Il ritorno di Sasha Banks e Naomi sembra prossimo, così come tante firme e/o ritorni di fiamma per molti dei talenti che hanno il lascia passare del Triplo ma anche degli spettatori.

 

Oltre ai fatti di cui sopra, l’approdo di Triple H a capo della gestione di quasi tutto, è anche un cambiamento nella strutturazione dei contenuti proposti. Si potrà, a quanto emerge, tornare a usare certe parole tipo wrestling o wrestler, era anche ora che questi ridicoli ban fossero eliminati. Promo non più scriptati al millimetro, ma più libertà ai vari protagonisti di andare a ruota libera e sfruttare magari anche il momento a seconda delle reazioni del pubblico. Questo dovrebbe rendere più realistica l’atmosfera delle storyline, spesso invece gessata e fin troppo tediosa.

 

Tutte grandi cose, ma. C’è sempre il ma a insidiare i nostri dibattiti. Se da un lato è notevole come in poche settimane sia già molto evidente la mano di The Game, e lo dico in positivo, dall’altro se consideriamo l’estasi del momento anche a livello di spogliatoio, questo è un fattore che in futuro può essere deleterio. Anche se non me lo auguro. HHH è un capo, e come tale prenderà decisioni che porteranno, forse, allo scontento di talenti che con Vince magari si sentivano più protetti. Ma questo fa parte del gioco e c’è, personalmente, curiosità nel vedere come HHH gestirà uno spogliatoio che rispetto a NXT è numericamente più ampio.

 

La WWE nella novella visione che Triple H ha in mente, vuole essere diversa da come è stata finora, senza perdere però sponsor, partnership e dunque il potere economico che Vince McMahon è riuscito genialmente a creare. Una cosa che farebbe della compagnia un brand ancora più forte e irraggiungibile sotto l’aspetto mediatico, dove già primeggia senza storie.

 

Il cambiamento in seno alla struttura interna e gerarchica porta con sé un aspetto positivo che fino alla precedente gestione faceva pendere l’ago della bilancia dalla parte della neo rivale AEW. Triple H ovviamente è ben visto da chiunque abbia avuto occasione di lavorare con lui a NXT in questi anni. Dunque anche la sfida del “mercato del wrestling” si fa più succulenta. E, come dicevamo in apertura, è già evidente tutto ciò. Molti lottatori e molte lottatrici saranno tentati/e dall’approdare alla corte di una WWE nuova che dalle prime rimostranze sembra già diversa. Più fresca, più appetibile, meno telecomandata negli accadimenti, dunque più imprevedibile.

 

L’entusiasmo è tangibile anche tra i fan, che fantasticano sui vari eventuali nuovi innesti o sui clamorosi ritorni di fiamma finora molto difficilmente pronosticabili. Staremo a vedere.

 

Se è un bene questo “Wind Of Change” sarà solo il tempo a dirlo. Nell’immediato, tenendo conto di quanto detto finora lo è. Ma a lungo termine è un’incognita a cui dobbiamo però essere contenti di prendere parte.

 

PERCHÉ DICIAMOCELO, CI VOLEVA ASSOLUTAMENTE.

 

Anche per oggi è tutto. Alla prossima.



Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 09/08/2022

WWE – Wind Of Change

IT’S SHOWTIME! with BOB #4

L’abbandono delle scene di Vince McMahon dà il là a una svolta che tanti fan si auguravano da tempo. L’agognato “wind of change” atteso e insperato, è diventato all’improvviso realtà. Triple H al timone creativo, con pieno potere, ha già dato un’impronta notevole alla nuova forma della WWE.

 

Forma che pare più rivolta ai fan di wrestling puri che a quelli dell’intrattenimento sportivo classico a cui la World Wrestling Entertainment ci ha abituati in questi anni. L’abbiamo visto subito a SummerSlam, dove con il ritorno di Bayley, ad affiancarla sono state IYO SKY e Dakota Kai. La nipponica pareva ormai destinata a uscire dalla compagnia dopo lo stint di NXT, la neozelandese era invece stata rilasciata poche settimane fa. E come non citare il ritorno di Karrion Kross? Kross quello vero, accompagnato da Scarlett. Senza lo stupido elmetto, senza una assurda gimmick che non lo ha minimamente valorizzato quando ha compiuto il passaggio da NXT a RAW.

 

Oltre al cambio estetico, è proprio la gestione a essere totalmente differente. Kross attacca Drew McIntyre andando subito a suggerire intenti di perseguimento al WWE Undisputed Universal Championship incrociando lo sguardo con un sorpreso Roman Reigns. Ruolo di rilievo al nuovo esordio degno di nota, così come doveva essere al primo di esordio.

 

Il ritorno di Sasha Banks e Naomi sembra prossimo, così come tante firme e/o ritorni di fiamma per molti dei talenti che hanno il lascia passare del Triplo ma anche degli spettatori.

 

Oltre ai fatti di cui sopra, l’approdo di Triple H a capo della gestione di quasi tutto, è anche un cambiamento nella strutturazione dei contenuti proposti. Si potrà, a quanto emerge, tornare a usare certe parole tipo wrestling o wrestler, era anche ora che questi ridicoli ban fossero eliminati. Promo non più scriptati al millimetro, ma più libertà ai vari protagonisti di andare a ruota libera e sfruttare magari anche il momento a seconda delle reazioni del pubblico. Questo dovrebbe rendere più realistica l’atmosfera delle storyline, spesso invece gessata e fin troppo tediosa.

 

Tutte grandi cose, ma. C’è sempre il ma a insidiare i nostri dibattiti. Se da un lato è notevole come in poche settimane sia già molto evidente la mano di The Game, e lo dico in positivo, dall’altro se consideriamo l’estasi del momento anche a livello di spogliatoio, questo è un fattore che in futuro può essere deleterio. Anche se non me lo auguro. HHH è un capo, e come tale prenderà decisioni che porteranno, forse, allo scontento di talenti che con Vince magari si sentivano più protetti. Ma questo fa parte del gioco e c’è, personalmente, curiosità nel vedere come HHH gestirà uno spogliatoio che rispetto a NXT è numericamente più ampio.

 

La WWE nella novella visione che Triple H ha in mente, vuole essere diversa da come è stata finora, senza perdere però sponsor, partnership e dunque il potere economico che Vince McMahon è riuscito genialmente a creare. Una cosa che farebbe della compagnia un brand ancora più forte e irraggiungibile sotto l’aspetto mediatico, dove già primeggia senza storie.

 

Il cambiamento in seno alla struttura interna e gerarchica porta con sé un aspetto positivo che fino alla precedente gestione faceva pendere l’ago della bilancia dalla parte della neo rivale AEW. Triple H ovviamente è ben visto da chiunque abbia avuto occasione di lavorare con lui a NXT in questi anni. Dunque anche la sfida del “mercato del wrestling” si fa più succulenta. E, come dicevamo in apertura, è già evidente tutto ciò. Molti lottatori e molte lottatrici saranno tentati/e dall’approdare alla corte di una WWE nuova che dalle prime rimostranze sembra già diversa. Più fresca, più appetibile, meno telecomandata negli accadimenti, dunque più imprevedibile.

 

L’entusiasmo è tangibile anche tra i fan, che fantasticano sui vari eventuali nuovi innesti o sui clamorosi ritorni di fiamma finora molto difficilmente pronosticabili. Staremo a vedere.

 

Se è un bene questo “Wind Of Change” sarà solo il tempo a dirlo. Nell’immediato, tenendo conto di quanto detto finora lo è. Ma a lungo termine è un’incognita a cui dobbiamo però essere contenti di prendere parte.

 

PERCHÉ DICIAMOCELO, CI VOLEVA ASSOLUTAMENTE.

 

Anche per oggi è tutto. Alla prossima.


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 12/07/2022

Quello che i ratings (a volte) non dicono

IT’S SHOWTIME! with BOB #3

Il tema dei ratings è sempre una questione vista alla lontana fuori dagli USA. Al pubblico estero interessano poco, se non addirittura niente. L’Italia non è da meno. Eppure i ratings hanno avuto un impatto netto e notevole sulla storia del wrestling, anche se a volte in modo un po’ bugiardo.

 

Quando si parla di indici di ascolto legati al wrestling, la prima cosa che viene alla mente è senza dubbio la Monday Night War che negli anni ’90 ha visto un’aspra battaglia senza esclusione di colpi tra quelli che, all’epoca, erano i due colossi del pro-wrestling televisivo, WCW e WWF (l’attuale WWE, ndr). La prima è andata a vele spiegate per tanto tempo, surclassando i rivali con un prodotto migliore per buona parte della Guerra del lunedì sera. Per 4 anni di fila infatti, la compagnia di Ted Turner è stata quella con più pubblico davanti alla TV, WCW Monday Nitro era più visto di WWF Monday Night RAW.

 

Successo nei ratings in questo caso inoppugnabile, non c’era paragone tra le rispettive offerte proposte. Quando la forbice ha cominciato ad assottigliarsi però, la bramosia di continuare a essere avanti ha portato Eric Bischoff e soci a commettere uno dei più incredibili autogoal nella storia della televisione americana, oltre che del wrestling. Tony Schiavone annuncia in diretta (RAW all’epoca veniva registrato prima e poi mandato in onda) che Mick Foley, nei panni di Mankind, ha vinto il WWF World Championship (contro The Rock, ndr) aggiungendo che sarebbe inutile cambiare canale per un qualcosa che già si sa, mentre Nitro è uno show live, esplosivo e imprevedibile tutto da seguire. Ebbene circa 600.000 telespettatori cambiarono immediatamente canale passando da Monday Nitro a Monday Night RAW per vedere la clamorosa sconfitta subita da The Rock per mano di Mankind, che diventava così WWF World Champion per la prima volta da quando era arrivato alla corte della World Wrestling Federation. La WWF registra ascolti migliori e da quella sera in poi, 04/01/1999, regna incontrastata fino al fallimento e la relativa acquisizione dei rivali avvenuta poi nel 2001.

 

La Monday Night War è stata decisa dagli ascolti, che hanno delineato il futuro del wrestling, portando la WWE ad essere dov’è ora, al primo posto come compagnia più importante e seguita al mondo. I ratings qui ci dicono che chi ha offerto un prodotto migliore è stato apprezzato dal pubblico sempre e comunque, prima la WCW e poi la WWF. Per un po’ di anni non v’è stata alcuna battaglia degli ascolti, nessun confronto diretto.

 

Poi nel 2010 la TNA ha deciso di fare il grande passo, concorrere con la WWE. Cominciando dal mettere sotto contratto Hulk Hogan e Eric Bischoff. Ovviamente non c’è stata storia, la WWE ha stravinto senza se e senza ma. Basta pensare che alla prima puntata concomitante, 04/01/2010, da una parte è annunciato il ritorno sulle scene proprio di Hogan, dall’altra la WWE risponde con il ritorno di Bret Hart e il faccia a faccia tra The Hitman e l’acerrimo rivale Shawn Michaels a distanza di 13 anni dallo Screwjob di Montreal. Hogan in TNA fu sicuramente una notizia, ma non clamorosa come uno dei momenti più attesi nella storia del wrestling.

 

In questo caso i ratings vanno considerati a partire dapprima della scellerata decisione della TNA che ne ha snaturato il prodotto e la sua essenza di vera alternativa alla WWE, portando solo ingenti esborsi da cui sono derivati i tanti problemi che ne hanno segnato poi il futuro. Che ha visto la compagnia rischiare il fallimento a più riprese. Perché prima, senza la testardaggine di voler competere con la WWE e senza dunque volerne fare un prodotto che andasse a rassomigliare in qualche modo alla stessa fed di McMahon, la TNA era straordinaria. La IMPACTZone e il ring a sei lati erano poesia, e poi anche il booking, la diversificazione degli incontri, il wrestling femminile, il crossover. La TNA era unica e piaceva per questo, purtroppo la competizione e la voglia di scontrarsi a suon di ascolti con IL gigante l’hanno cambiata per sempre, e solo negli ultimi 4-5 anni siamo ritornati a buoni livelli.

 

Dunque quello che i ratings non dicono in questa specifica circostanza è che non sempre devi avere maggiore audience per avere riscontro positivo. Parliamo infatti di una promotion che negli anni d’oro aveva comunque contratti televisivi internazionali e ottimo seguito, in Italia ad esempio si poteva vedere regolarmente su GXT e EuroSport, con quest’ultima che trasmetteva più che altro vecchi ppv se non ricordo male. Se era meglio della WWE quello è questione di gusti, ma quando gli ascolti non contavano la TNA era meglio della TNA che ha voluto che contassero. Questo è sicuro.

 

L’ultimo assaggio di sfida degli indici di ascolto l’abbiamo avuto recentemente, si affrontano AEW DYNAMITE e WWE NXT. Per quel che mi riguarda questo è lo scontro più assurdo. Nel senso che parliamo dello show di punta della All Elite Wrestling contro quello che la World Wrestling Entertainment considera il terzo show della compagnia, quindi più marginale rispetto a un evento che è invece quello principale. Peso quindi abbastanza diverso. La AEW ha stravinto, tranne in qualche sporadico episodio.

 

Però i ratings davvero hanno significato il nulla assoluto. Nell’era Black & Gold, NXT non ha mai mandato in onda un episodio da considerarsi peggiore dei rivali. Il prodotto ha mantenuto la sua essenza ed è stato sempre di ottima fattura. Dall’altra parte DYNAMITE uguale, si è sempre distinto per offrire puntate da guardare. A fare la differenza è stato proprio il peso specifico dei due show nell’economia delle rispettive federazioni. Lo abbiamo visto anche nella sfida tutta a favore della WWE (sempre contro la AEW) tra RAMPAGE e SmackDown, a differenza di peso specifico non c’è paragone, e forse è anche giusto che sia così.

 

Gli ascolti sono un parametro, un numero che segna lo stato di salute del wrestling in TV, ma non devono essere sempre usati come metro di giudizio per qualità o per giocare a chi è meglio di chi. Ciò che piace a me non piace a un altro e via dicendo, è questione di gusti, anche quando i gusti ci sembrano insensati.

 

I ratings contano? Assolutamente sì, sono importantissimi per ricevere guadagni e garantirsi contratti TV che mantengono in vita le compagnie e dunque assicurano importanti palcoscenici al wrestling su larga scala. Però non dicono tutto, almeno non sempre.

 

Anche per oggi è tutto. Alla prossima.


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 09/07/2022

La fine del regno di Roman Reigns

Il campione sta per perdere la cintura?

Il ritorno di Brock Lesnar per SummerSlam è un chiaro segnale: Roman Reigns non uscirà campione dallo show. Se però credere che a vincere il titolo sia La Bestia, vi state sbagliando di grosso.

 

Se avessero voluto dare la cintura a Lesnar lo avrebbero già fatto: è uno dei pochi, forse l'unico, che potrebbe interrompere un regno come quello del Tribale Chief in maniera credibile. Reigns ha sconfitto tutti, sta dominando in maniera incontrastata e chiunque riuscirà a strappargli via il titolo raggiungerà una importanza stratosferica.

Lesnar non ha bisogno di questo push, essendo dominante tanto quanto l'attuale Campione, ma è l'unico che può batterlo.

 

Quindi?

 

Quindi preparatevi all'incasso del Money in The Bank e ad un nuovo campione WWE e all'inizio della fine della Bloodline. SummerSlam è pronta a lasciare il segno e la WWE ha un bisogno mostruoso di fare parlare di sé in maniera positiva. Lo shock di questo cambio titolato è quello che serve ed il palcoscenico è perfetto. Prove me wrong!

 

Theory è esattamente la persona adatta per fare questa transizione, darebbe nuova linfa al giro titolato, bloccato da quasi due anni attorno al personaggio del Tribal Chief. È giovane, ha talento ed è un prodotto quasi interamente WWE (nei circuiti indipendenti non ha fatto molto). Non avrebbe senso togliere il titolo a Reigns per darlo ad un grande nome di cartello come Drew McIntyre o Edge, molto meglio affidarlo ad talentuoso giovane con un ampio margine di miglioramento. E quale migliore espediente se non quello di usare il Money in the Bank, in maniera da non regalargli una vittoria immeritata contro Reigns, preservare la credibilità del Tribal Chief e lanciarlo nella stratosfera dei Main Eventer con uno dei momenti più shokkanti dell'ultimo periodo.

 

C'è sempre uno scenario peggiore: Reigns vince, ma con estrema fatica. Theory tenta l'incasso ma viene battuto. A questo punto NESSUNO è più in grado di poter affrontare il Campione, tanto vale aspettare il ritorno di The Rock ed un bel regno da part-timer del People's Champion.

Siate onesti, voi cosa preferite?